Come esportare le tracce per il mixaggio


Tanti di voi compongono musica nel loro homestudio, alcuni potrebbero avere l’esigenza di mixare le loro tracce finite in uno studio di registrazione professionale. I motivi sono molteplici: gli studi in genere dispongono di una regia trattata acusticamente che permette un controllo molto maggiore sul mixaggio, hanno più tipi di monitor per confrontare la resa su ascolti diversi, possono avere hardware o plug-in che non sono presenti in un homestudio e, non da ultimo, il mixaggio è una questione di esperienza: un fonico in genere si è confrontato negli anni con materiale di tutti i tipi e sa come affrontare molte situazioni “scomode”.

Queste indicazione possono esservi utili anche nel caso in cui dobbiate mandare le vostre tracce ad un altro produttore che lavora con un sequencer diverso e vuole realizzare un remix del vostro brano.

Vediamo in questo articolo qual’è il modo migliore di esportare le tracce per un successivo mixaggio o un remix.

Ci possono essere varie tecniche per esportare il proprio lavoro. Se lo studio dove andrete usa lo stesso vostro sequencer l’opzione più semplice è portare le cartelle originali, contenenti i file audio e il file originato dal sequencer (es: song.cpr per i file di Cubase e le relative cartelle audio).
Ma spesso non è così semplice: le tracce possono essere dei virtual instruments che suonano in realtime, e lo studio potrebbe non possedere tutti i vst che state usando. oppure ancora, state usando dei synth hardware collegati via midi. L’idea è quella di ottenere una serie di semplici tracce audio, in genere wav o aiff a 44.100 24 bit, tutte con l’inizio allineato alla battuta 1 della timeline, che possono essere semplicemente importate nel sequencer utilizzato dallo studio dove vi recherete.

Ecco dunque come esportare le tracce di diverse tipologie:

1) tracce audio: si tratta di tracce registrate, quindi voci, strumenti come basso, batteria, chitarra, registrati attraverso i convertitori della scheda audio. Queste tracce, spesso “stagliuzzate” in varie parti, devono essere consolidate in un unico file, attraverso comandi che cambiano da sequencer a sequencer, ma in genere assumono nomi come “bounce” (in Cubase), “consolidate” in Ableton Live, “merge” (in Digital Performer). Prima di unirle in un unico file bisogna accertarsi che non ci siano tagli o unioni che creano dei click digitali. Un corretto uso di fade o crossfade correggere questo problema. Non dimenticatevi che il file deve cominciare alla battuta 1 della timeline, per cui se la traccia inizia più tardi è sufficiente aggiungere una breve clip di silenzio all’inizio e fare il merge di tutta la traccia.

2) Virtual instruments: vanno convertiti in una traccia audio, attraverso funzioni come “freeze” o “consolidate” o semplicemente registrando il risultato su un’altra traccia, sempre partendo dalla battuta 1

3) Strumenti hardware esterni: vanno registrati attraverso i convertitori della scheda audio, con la migliore qualità possibile (44.100, 24 bit va bene), con un volume di picco di circa -6 db, sempre a partire dalla battuta 1

Una volta ottenuti i file audio nei modi descritti, sarà sufficiente individuarli nell’audio pool e farne una copia in una cartella, da consegnare poi allo studio. In questo modo evitate che le tracce passino dal mixer del vostro sequencer, infatti bisogna evitare di applicare volumi, compressori, equalizzatori, delay, riverberi, o qualunque altro effetto abbiate usato, in modo da permettere al fonico al quale vi affidate di lavorare sul materiale “originale”.
Se avete usato degli effetti che ritenete fondamentali e che volete mantenere assolutamente come avete impostato voi è buona norma portare in studio sia l’originale che la versione effettata. Per esportare la versione effettata è sufficiente seguire questi passi:

1) mettete il fader del volume del canale in questione a 0;
2) controllate che non clippi il canale, se lo fa significa che uno dei plug in è regolato male, correggete i volumi di entrata o di uscita dei vari plug in;
3) mettete il master a zero;
4) mettete in solo il canale che volete esportare e gli eventuali canali aux utilizzati in send (in genere avviene in automatico);
5) esportate il mix come fate normalmente, facendo attenzione di mettere l’inizio del time range sulla battuta 1, e impostando come tipo di file wave o aiff 44.100 24 bit stereo;

Il risultato finale sarà una cartella contenente dei file audio, compatibili con qualunque DAW, con l’inizio “allineato” in modo tale che risulterino perfettamente a tempo una volta importati in un qualunque sequencer.
Un ulteriore vantaggio è che questa cartella è a tutti gli effetti un archivio perfetto che mette al riparo le vostre composizioni da qualunque rischio di non riuscire in futuro a riaprire i vostri lavori, perché magari avete cambiato computer, avete perso la cartella contenente i campioni utilizzati o le patch, o mille altri motivi che possono rendere impossibile aprire il file originale del vostro sequencer.

E non dimenticate di dare dei nomi comprensibili ai file!

p.s. Ableton Live e Cubase hanno una comoda funzione per esportare le tracce che fa “quasi” tutto questo lavoro in automatico. Attenzione però: in questo modo verranno utilizzati tutti gli effetti che avete impostato sulle tracce, e inoltre i fader di ogni canale agiranno sul volume. E’ quindi necessario disattivare gli effetti e mettere tutti i fader a zero prima di procedere all’export.

Questo tutorial è stato scritto da Davide Massussi per il portale musicadigitale.it
Potete trovare
qui l’articolo originale e i commenti degli utenti del forum.

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